sabato 6 settembre 2008

Passo Porraia e Don Erminio Petruio

Passo Porraia si trova a quota 931 m. s.l.m., sullo spartiacque tra le Marche e l'Umbria, davanti a Monte Cucco: è un passo obbligato per le escursioni nella zona.

Vi si trova una lapide posta il 28 settembre 1957 per ricordare Don Erminio Petruio, nella quale si dice che è stato "insegnante ed educatore".


Ma Don Erminio è stato anche insegnante di Matematica all'Istituto Agrario, ha partecipato alla grande guerra come soldato di sanità, ha aiutato i pargigiani nella seconda guerra, è stato assessore nel Comune di Fabriano, fondatore di società sportive, scalatore sulla nostre montagne, nonché musicista.

Saremmo grati se chi avesse notizie più ricche ce le potesse fornire scrivendo a piaggiasecca@gmail.com.

venerdì 5 settembre 2008

Guerra civile anche qui

Anche a Piaggiasecca ci sono stati tre partigiani trucidati dai nazisti occupanti su spiata di un fascista anonimo presente al momento della retata nel paese, mentre tutti i maschi, ancorchè anziani, venivano tenuti faccia al muro dai mitra tedeschi.
A due di loro gli spararono con la rivoltella alla tempia. Allo slavo Drago, più freddo di temperamento e più preparato alle azioni fulminee perchè proveniente dalla resistenza yugoslava, non fecero in tempo in quanto egli, con uno scatto, si impossessò della pistola del carnefice e scappò in direzione di Fosso Paccone per poi risalire la gola dello Sportone ai piedi del Monte Spicchio, coperto dalla vegetazione del fosso, facendo perdere le tracce.
Ma i tedeschi, che avevano posto sentinelle con mitragliatrici pesanti tutt'intorno al paese anche a distanza di centinaia di metri, lo scorsero con i binocoli mentre si affacciava da una balza dello Sportone per controllare la situazione alle sue spalle, ormai sicuro di avercela fatta, e lo colpirono all'istante. In fin di vita lo riportarono sull'aia e gli spararono il colpo di grazia. Per tutto questo tempo, che dovette durare almeno 3-4 ore, gli anziani ostaggi furono tenuti al muro.
I tre cadaveri rimasero sull'aia, proprio dietro al ceppo delle foto, per diversi giorni in rigagnoli di sangue raggrumato, alla vista di chiunque passasse, compreso i bambini. Alcuni di questi bambini ora sono almeno ultrasettantenni, ma non dimenticano, non dimenticheranno mai, né loro né i figli cui hanno trasmesso i sentimenti di quella vista e di quella vicenda, e così i nipoti.

Era il 9 giugno del 1944. Tre giorni prima gli alleati sbarcavano in Normandia, mentre già dal 9 luglio 1943 erano sbarcati in Sicilia, e risalivano la penisola, facendo crollare il regime fascista che si rifugiò al nord fondando la Repubblica Sociale Italiana con sede a Salò, mentre il 3 settembre Badoglio firmò l'armistizio da solo, e l'8 settembre (giorno che fu comunicata per radio la notizia dell'armistizio) il nostro "regale" Re abbandonava la difesa di Roma per scappare a gambe levate di notte e imbarcarsi a Ortona, vicino Pescara.
E così, l'unico che poteva ancora ridacchiare
(come nelle immagini di Regime, qui sopra) era solo Badoglio, il "bravo eroe" Badoglio che, se dovesse essere giudicato da un tribunale, sarebbe condannato come criminale di guerra per le atrocità e i milioni di morti causati in Etiopia nel 1935-36 con il lancio di gas asfissiante sulle truppe etiopi armate solo di lance e frecce, in quella sciagurata rincorsa del colonialismo italiano iniziata poco dopo l'unità d'Italia.

Il 18 giugno viene liberata Ancona dalle truppe polacche del Generale Władysław Anders. Pochi giorni dopo l'occupazione nazifascista nella nostra zona sarebbe cessata ad opera dei partigiani e delle truppe inglesi, mentre il fronte si spostava lentamente su Montelago e poi nel pesarese, mietendo altre vittime civili a Rucce.

Il padre di Ugo Bianchetti, che era di Casalvento, appena fu possibile riprendere gli spostamenti, poichè non era ancora chiaro se i tedeschi fossero ancora in zona, e se ne ebbe certezza solo con l'arrivo delle camionette inglesi, venne a riprendersi i resti del figlio, sistemandolo nella cassa di legno insieme ad alcuni paesani e, vedendolo in quello stato, cominciò a vaneggiare sul fatto che il figlio si fosse voluto arruolare nei partigiani dicendo: "L'hai voluta la pastasciutta! e mò magnete la pastasciutta!" alludendo alle rassicurazioni che il figlio gli diede al momento della partenza per l'arruolamento. E' difficile di questa vicenda avere anche una minima idea della misura del dolore di quel padre.

Nelle immagini, la lapide posata dall'ANPI nel 1988 sul luogo del massacro.